A volte mi scopro a pensare che questa pancia non ha ricevuto le giuste attenzioni.
Durante la prima gravidanza passavo ore a parlare con la pancia che cresceva, a massaggiarla, toccarla, ascoltarla.
Adesso, invece, può passare anche una giornata intera senza che riesca a dedicarle più di qualche minuto, senza che non le dia attenzione se non per un calcio di richiamo o per la difficoltà di compiere qualche movimento che fino a poco fa veniva naturale.
Forse è inevitabile: ho un bambino piccolo che richiede tantissime attenzioni sempre attorno e sto vivendo un periodo denso di cambiamenti, impegni concreti e progetti per il futuro.
Però lo so, l'ho già sperimentato: i nove mesi sembrano infiniti, ma non appena terminano vorresti che la magia fosse durata un po' di più. Il dopo parto è una trasformazione repentina, in cui le cure per la mamma passano attraverso un rapporto meraviglioso da costruire ora dopo ora, in cui il tempo è tanto e lento, ma denso, senza pause. Niente a che vedere con l'attesa, i piccoli segnali, la gestione delle giornate, dell'attività e del riposo, che ci si può concedere in gravidanza.
Forse non sto facendo tutto quello che potrei per assaporare al meglio queste settimane che si danno il cambio e mi portano sempre più vicina ad una scadenza importante: l'incontro con una piccola vita che mi ha dato l'onore di generarla.
Forse dovrei ascoltarla di più, fino a che che posso godermi quella bellissima sensazione che noi mamme conosciamo bene: il sapere che, almeno adesso, nostro figlio è davvero tutto nostro, il nostro segreto, il nostro privilegio.
Ma il quotidiano mi porta spesso altrove, la mia vita in questo momento è meno contemplazione e più azione, ed è meravigliosa così.
Prendo quello che lo scorrere della giornata mi riserva e ne faccio tesoro; mi sveglio prestissimo al mattino, naturalmente, come sempre mi succede durante la bella stagione e in quello spazio che il sole usa per alzarsi nel cielo io mi concedo attimi di coccole tutti miei, tutti nostri, per me e la mia pancia.