Immersi nella vita

Sono stati giorni di immersione totale: passato, ricordi, presente e sensazioni. Senza il tempo per scrivere, riflettere, fermarsi. 

Il passato è fatto di immagini e suoni attutiti: il mio primo figlio in braccio o accoccolato sulla pancia del papà, seduto vicino a me, allacciato nella sua felpa, minuscolo.
Il presente, quest'anno come quelli precedenti, è stato segnato da giorni di cucito frenetico, pomeriggi passati a cucinare e scegliere libri e regali, preceduti da qualche settimana spesa ad organizzare, pensare, programmare.

Le feste per Ladù sono sempre grandi, sempre bellissime. 
Sarà perché quell'anno, che si allontana sempre di più ma che non sarà mai lontano davvero, eravamo distanti da tutto e da tutti. In cerca delle cure mediche che potevano farci star bene, ci eravamo trasferiti in una città lontana da casa nostra e dagli amici, lontana da quella festa che avevamo sognato per il suo arrivo.
O sarà semplicemente perché è lui, speciale come tutti i bimbi, come tutti i nostri figli.
















Siamo stati immersi nella vita, negli anni che passano, nelle rivincite che ci possiamo prendere con il destino, nella festa. 
Ed è stata una bellissima festa, una bellissima immersione.

Per camminare insieme

Per crescere insieme

Con la tua vita, preziosa e selvaggia

Tra le cose fatte quasi senza pensare, così, per gioco, a volte qualcuna cresce, diventa infinitamente grande, più grande di quanto si sarebbe potuto immaginare.
A volte il "caso" ti viene incontro con una sorpresa. In quei momenti non ci sono altre parole da scrivere, non c'è niente da aggiungere. Bastano gli occhi, per guardare, e poi guardare ancora.

Di uno dei rami dell'albicocco che erano fioriti dopo essere stati potati, io e Ladù abbiamo fatto un decoro da appoggiare sul camino, che ormai non si accende più. Un ramo speciale, messo nell'acqua, come si merita ogni cosa che vive. Un ramo che non si è arreso alla potatura e continua a portare avanti la sua missione: far crescere le foglie, annunciare la primavera.



Queste foglioline sono spuntate lentamente, lontano dall'albero, sotto i nostri occhi stupiti, giorno dopo giorno.
Ramo saggio, e maestro.



Allora, cosa intendi fare della tua unica vita, preziosa e selvaggia?
Mary Oliver

Per camminare insieme

Per crescere insieme

Con sensibilità. Ai confini delle regole.

Ogni fine settimana preparo la lezione di yoga che proporrò ai miei allievi la settimana successiva.
Spesso, tappetino steso davanti, quaderno vicino e penna in mano, le posizioni si disegnano da sé, secondo un ordine magicamente già chiaro nella mia testa, partendo da una frase ispirante che ho letto, da una sensazione su cui io per prima ho riflettuto tanto, o da una posizione che mi sembra importante in quel momento.
Altre volte, come è successo questa settimana, la costruzione della lezione è lenta; avviene per spunti che arrivano nei momenti più impensati, come regali offerti da un libro, dalla lezione di un collega o dal post di una scrittrice che mi piace.

E' partito tutto con una tecnica di respirazione che la mia maestra mi ha fatto riscoprire qualche giorno fa: la respirazione sottile.


Immaginate di avere un fiore, proprio sotto il naso.
Ogni volta che inspirate, l'aria entra in modo così delicato che potete assorbire ogni molecola di profumo che il fiore emana.
Ogni volta che espirate, l'aria esce in modo così curato che il fiore non soffre del soffio che gli fate arrivare, l'aria non sposta neanche un petalo, nemmeno una particella di polline.


Mentre mi immergevo in questo respiro, mi sono sentita catapultata in un paesaggio splendido: mi sono
sentita io, ma anche tutta la natura che stavo rispettando, così immensamente. Mi sono vista in un bosco, visitatrice e parte integrante di un ecosistema di cui potevo assorbire tutta l'energia.

Qualche giorno dopo ho letto un articolo, che parla di perdono, alla fine, di ascolto e di empatia, di rispetto. E ho letto le sue ultime riflessioni, che chiedono uno yoga più dolce, più lento, più capace di assecondare e, infine, sollevare.
E, solo allora, ho capito.

C'è uno yoga in cui si impara la Presenza, la piena consapevolezza; in cui il respiro è il sonoro Ujay Pranayama e gli asana sono uno schema flessibile che ha qualcosa da insegnarci.
E poi c'è lo yoga della sensibilità che va oltre le regole della disciplina classica, e insegna la leggerezza, il piacere di godersi un momento tranquillo, in cui farsi cullare e immergersi in quella fuorviante e peritura quotidianità che siamo noi, che è la nostra croce e la nostra delizia.

Quello yoga va decisamente al confine delle regole e prova costantemente a smussarle.
E' come il respiro leggero, che non da fastidio al fiore.
E' quello in cui non c'è nessun centro, ma il profondo sentire tutto il resto.




Per camminare insieme

Per crescere insieme

Le scoperte con cui inizia una vita






Per la seconda volta, la seconda, immensa, fortuna, sto assistendo a quell'avanzare sicuro e gioioso verso la vita che è la crescita dei bimbi.
Raccolgo foto da qualche tempo, da quando mi sono accorta che i giorni iniziavano a correre, che le conquiste diventavano sempre più frequenti e la sete di conoscere sempre più impellente.

La seconda volta che si assiste allo spettacolo si è un po' più preparati: si conoscono le linee dei passi successivi, si notano le differenze che fanno di ogni essere un singolo inimitabile, si sa che il magico momento di passaggio dal cucciolo d'uomo alla minuscola persona dura un soffio e si cerca di annusarlo con tutto quel che si può.

Il più cucciolo di noi sta diventando grande. E afferra, e tocca, e conosce, e sceglie; sorride con la luce negli occhi e fischia (sì, fischia) ogni volta che qualcosa lo appassiona.


Fischiare alla vita, ogni volta che ci fa imparare e crescere, è un rito a cui non avevo mai pensato. Mi sembra un modo splendido con cui ritmare il suo inizio. E avere infiniti motivi per cui fischiare, mi sembra una fortuna enorme, quasi come poter assistere allo spettacolo di una vita agli esordi.

Per camminare insieme

Per crescere insieme

La felicità dietro le piccole cose

C'è una particolare felicità, dietro alla preparazione di certi oggetti.
Le piccole cose danno soddisfazione velocemente, chiedono poco tempo e rivelano tutte le meraviglie dei loro futuri proprietari.

Ci sono periodi in cui concentrarmi su piccolezze colorate, che non c'èntrano nulla con il mio lavoro, mi aiuta a staccare, ad allenare la fantasia in un modo diverso dal solito.
Ci sono periodi in cui le idee arrivano a cascata, immagino stoffe e sfumature mischiarsi, invento modelli o mi figuro come riadattarli secondo i miei progetti.
E poi… preparo una tazza calda, mi nascondo nel mio minuscolo studio giallo e mi metto a giocare. E' proprio un gioco, per me. Un lusso, un po' d'ore in cui faccio niente di indispensabile.

Spesso i destinatari dei miei giochi di stoffe, colori e minuscolezze sono i miei bimbi.
Ultimamente, invece, i miei momenti di spensieratezza fantasiosa sono stati rivolti a due anime speciali.

La prima deve ancora nascere, ma arriverà a giorni.
Sarà una creatura fantastica come la sua mamma e… con mio grande onore indosserà un cappellino che ho scelto e sferruzzato apposta per lei.





(Il modello si trova gratuito qui, il cotone è quello avanzato dai mille e uno lavoretti che ho preparato in attesa e nei primi mesi di Ladù, quando era lui, l'anima speciale e minuscola a cui dedicare i miei giochi).

La seconda è la mia nipotina, l'unica femmina di quattro cugini, che si dovrà rassegnare, almeno per molti anni ancora, a ricevere tutti i regali leziosi, rosa ed esageratamente da femminuccia che non potrò mai confezionare per i miei due "maschiacci."
Per lei, il mio gioco è stato la preparazione di un tutù: di quelli con tutti i crismi, di tulle, a più strati.
La commessa della mia merceria di fiducia, poi, ci ha messo del suo, invitandomi a confezionare anche un cerchietto per capelli, così…





Quando ho imparato ad usare di più le mani, ho scoperto le magie di allenare la mia limitata- limitatissima- pazienza, e gustarsi i risultati di un lavoro vedendolo crescere pian piano.
Ma certi oggetti, i minuscoli oggetti come questi, trasmettono un altro messaggio: sono le felicità dietro le piccole cose, sono quella leggerezza di cui avrò sempre da imparare, sono come le giornate di primavera: quella luce speciale che entra presto a svegliarmi, quel profumo di fiori nell'aria, quell'idea che basta sempre così poco, alla fine, per trasformare una cosa in un mondo speciale.

Per camminare insieme

Per crescere insieme

La ricerca della semplicità

Hatha yoga anushasana.
Qui comincia lo studio dello yoga.

Così cominciano gli Yoga Sutra di Patanjali, i versi che hanno gettato le basi della pratica yoga.
Lo yoga comincia qui, e in nessun altro posto.
Comincia adesso, e in nessun altro momento.
Comincia così, e in nessun altro modo.

Qualsiasi cosa stiamo facendo o vivendo, in qualsiasi contesto ci troviamo, in ogni momento.

Il  mio yoga di questi anni è stato un continuo studiare e imparare a sentire in questo modo.
Lo yoga del corpo è un pretesto, cangiante come i muscoli e le ossa: le posizioni non sono una garanzia, ma dipendono dalla forma fisica, dell'età, dallo stato di salute, da infinite varianti, troppo labili per poter essere l'unico fondamento di una pratica vera e profonda.
Lo yoga, spesso, è vincere le resistenze, è mettersi in discussione.

Lo yoga comincia ogni volta che vinco le resistenze a smuovere energie- e muscoli, e pensieri- che sento stagnanti e che fatico a smaltire.
Lo yoga comincia ogni volta che mi appoggio una mano sul petto e il calore che si genera mi fa respirare profondamente proprio lì- quel posto che, per le diverse vicissitudini che la vita mi ha imposto, è spesso bloccato, chiuso, difeso.
Lo yoga comincia ogni volta che mi fermo, qualsiasi cosa stia facendo, e mi osservo. 
Mi chiedo: "Quanta gentilezza c'è, in quello che sto facendo?", "Quanta presenza c'è, in quello che sto dicendo?", "Quanta verità c'è, in quello che trasmetto?". 
Lo yoga comincia ogni volta in cui sarebbe molto più comodo mantenere lo status quo e invece mi convinco a crearmi un po' più di spazio, un po' più di respiro, un po' più di movimento.

Lo yoga comincia ogni volta che c'è voglia di scoperta, di resa, di gioco. E a volte è proprio difficile stare in contatto con l'idea che potrebbe essere tutto così semplice.


Ultimamente incoraggio spesso i miei allievi a praticare l'auto reiki. Il potere del semplice calore delle mani appoggiate con attenzione e amore dove ne sentiamo il bisogno è incredibile… e meravigliosamente semplice.


Amo molto questa versione di adhomukhasvanasana con sostegno, che è anche una preparazione alle posizioni in equilibrio sulla testa. E' un modo semplice di iniziare a sentire che tutto può essere invertito- e sovvertito. Non c'è sforzo, c'è solo lunghezza e una percezione del sostegno come una cura, come una mano tesa e pronta.






Sto pensando molto a questa sequenza, Urvashi asana, dedicata alla dea dell'alba. E' un innalzarsi, un sorgere, con attenzione, equilibrio, respiro.


Yoga mudrasana è la posizione della ricarica, per me. E' un chiudermi un attimo- e quanto ce n'è bisogno…!- cercare dove e come riprendere le forze, incoraggiarmi e osservarmi.

Niente posizioni difficili, per me, in questi giorni. Niente sforzi, niente richieste in cui non mi sento comoda.
Alla ricerca della semplicità, perché comincia davvero tutto da qui.

Per camminare insieme

Per crescere insieme

Per tutto quello che non riesco...

Sono fatta così, sono di quelli che se non riescono a svolgere tutti i compiti che si sono prefissati si sentono in colpa, o frustrati. Nonostante tutte le mie belle meditazioni e tutti i propositi, devo fare i conti con la mia natura: è difficile ridimensionare le prospettive, rivedere i progetti titanici, ritornare sulle mie decisioni.

Questi giorni mi hanno messa a dura prova. Il post influenze è stato una lenta ripresa, in cui le cose che si erano accumulate mi hanno spesso mandata in crisi.
Non ho scritto tutto quello che avrei voluto, non ho scattato tutte le fotografie che ho pensato, non mi sono dedicata la mio yoga come avrei voluto e come il mio lavoro avrebbe richiesto.
Non ho cucinato torte, non ho spolverato, non ho fatto lavatrici.
Non sono riuscita a prendere il momento con la filosofia necessaria, e questo è stato lo scotto più grande.

Però, come al solito, sono stata abbastanza fortunata da avere dei buoni e pazienti maestri attorno a me: i miei tre uomini, che mi sopportano nonostante tutto, che mi assecondano, che mi fanno sentire che "vado bene comunque, sempre."
Così, per tutto quello che non sono riuscita e che non riesco, per tutte le frustrazioni e i compiti non svolti, ho scoperto attimi bellissimi che, forse, non avrei vissuto se fossi stata impegnata a fare altro.

Mille giochi di fantasia con i bambini:





Momenti all'aperto, a curiosare, quasi in punta di piedi, per godermi gli spettacoli più diversi:





(Sì, sono arrivate! Amanda e Olivia, le due nuove compagne di Berenice!)

Attimi in casa, a far nulla di che, a farmi coccolare dai miei ometti- sul divano, con in mano il nostro primo gelato fatto in casa, davanti al primo piatto di pasta con cui sperimentare lo svezzamento:





E poi, tanti momenti da sola, a leggere:
- le poesie di Mary Oliver,
- il libro sul reiki di Pamela Miles,
- due nuovi blog che ho scoperto con grande gioia, Knitting and Cakes e Shams- Assabah.

Per tutto quello che non riesco c'è sempre una sorpresa. Questo dovrebbe essere il mantra della settimana che sta per iniziare, o il mio mantra di sempre.

Per camminare insieme

Per crescere insieme